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Nove lettere, verticale: sentimento che cantavano Romina e Al Bano. No, non è Felicità – questo inizia con la N. Prego, cercate pure online, tanto si sa che le soluzioni stanno sempre in fondo all’Enigmistica. O meglio, ormai lo sanno solo i veterani, ma ci fu un tempo in cui i cruciverba fiorivano rigogliosi su tavoli e scrivanie, prima di appassire tra i sedili di Trenitalia. Biglietto? Avercelo, che manco quello si stampa più. Ma mentre il cartaceo si riduce a un palliativo contro i lunghi viaggi, le edicole scoprono tutt’altro destino. Già, perché ultimamente le roccaforti dell’Enigmistica sono state tramortite dalle grandi firme: una lucidata alla vetrina, due fiorellini all’ingresso e il nome del brand sull’insegna, dove un tempo si leggeva “Corriere della Sera” o il marchio di qualche altra testata. Et voilà, come nuove. 

 

Il re-branding dell’edicola

Così il chioschetto solitario che agonizzava all’angolo, con la sua serranda scrostata, si veste Louis Vuitton per tornare agli antichi fasti. Jil Sander, Hermès, Prada e MIU MIU da ultimo, che a Milano ha lanciato una sua edicola. Il luxury, d’altronde, non poteva che seguire una moda – ma questa volta, stranamente, di buon gusto. Ok, ma perché proprio il chioschetto? Semplice: ancora una volta, vince la golden age.

Da nord a sud, basta pensare a cosa rappresenta l’edicola nei racconti dei nonni di tutto il paese: la routine del quotidiano, il fatidico giornale. Che sia davanti a un caffè fumante al bar, su un treno che viaggia senza meta o sui mezzi pubblici, che ce l’hanno sempre, una meta, lui è sempre lì. Con quel suo effetto di realtà sbattuto in faccia, nero su bianco, come la nouvelle vague e pochi altri hanno saputo fare. 

 

La roccaforte del vintage

Da qualche parte del nostro inconscio collettivo, questa golden age abita in un motel, lungo una Route66 immaginaria, col tanfo di moquette e l’insegna al neon. Sembra una scena di Hitchcock e non è un caso, perché tutta questa fama del vintage è avvolta dal mistero: appartiene ai nostri antenati, ma siamo noi a rivendicarla. Ipocrita perché non l’abbiamo vissuta? No. Si torna sempre dove si è stati bene – sì, anche quando non ci si è mai stati. E più la vita si vivrà sui terreni dei metaversi, da acquistare rigorosamente in crypto, e più – sotto sotto – avremo voglia di voltarci di là, verso i giubbotti di jeans sdruciti e i jukebox che partivano con la monetina e un bel calcio. Verso gli anni d’oro che piacciono a tutti, là dove ogni cosa era più semplice – quel luogo che l’edicola rappresenta alla perfezione.

Astute le grandi firme, che in questa partita a scacchi chiamata marketing giocano spesso una grande mossa: la nostalgia nove lettere, se le stavate ancora cercando. E a quanto pare, funziona alla grande.